È allarme delle campagne in un ottobre bollente segnato però da una media di oltre quattro eventi estremi al giorno tra nubifragi, alluvioni e trombe d’aria che colpiscono le coltivazioni ingannate dalle alte temperature. È quanto afferma Coldiretti sulla base dei dati Eswd (European Severe Weather Database) in riferimento all’allerta meteo della protezione civile di fine mese, rossa per rischio idrogeologico sui settori meridionali dell’Emilia-Romagna.

A rischio le colture che per il caldo hanno prolungato la stagione in un 2023 che si posiziona in Italia al secondo posto tra gli anni più caldi dal 1800 con una temperatura superiore di 0,82 gradi la media storica da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr nei primi nove mesi con l’anomalia climatica che è stata addirittura di +1,02 gradi al nord.

Nei campi ci sono – spiega Coldiretti Emilia Romagna – dalle melanzane ai peperoni, dalle zucchine ai cetrioli, mentre sono ancora in corso le raccolte del mais e del riso e è appena iniziata quella delle olive con il centro nord che ha già perso 1/3 della produzione. Nei frutteti si teme per gli agrumi, dalle arance ai mandarini, per mele e pere che sono in piena fase di raccolta e per le produzioni di cachi e kiwi dove una grandinata può devastare il lavoro di un intero anno.

Siamo di fronte – continua Coldiretti Emilia Romagna – a una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo con effetti devastanti. Il risultato è che il 2023 si classifica come l’anno nero dell’agricoltura italiana con danni che superano i 6 miliardi di euro (oltre un miliardo solo in Emilia-Romagna) a causa di nubifragi, tornado, bombe d’acqua, grandinate con esplosioni di maltempo violento intervallato da ondate di calore africano.

Si registra quest’anno – spiega Coldiretti Emilia Romagna – un taglio del 10% della produzione di grano, del 60% per le ciliegie e del 63% delle pere mentre secondo l’analisi Coldiretti e si è verificato un calo anche per il pomodoro e per la vendemmia (-12%).

“L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli – continua Marco Allaria Olivieri, direttore di Coldiretti Emilia Romagna – si tratta di una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla climatologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque”.

“Servono – conclude Nicola Bertinelli, presidente di Coldiretti Emilia Romagna – investimenti anche grazie al Pnrr per la manutenzione, risparmio, recupero e regimazione delle acque, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni resistenti”.